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REGIONE ABRUZZO
| Comune di Villetta Barrea |
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Informazioni di base |
| Regione: Abruzzo |
Capoluogo: L'Aquila |
| C.A.P. 67030 |
Codice catastale: M041 |
| Popolazione residente: 591 |
Numero di famiglie: 260 |
| Denominazione degli abitanti: villettesi |
Comunità Montana: Alto Sangro - Cinque
Miglia |
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Cenni storici |
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La storia di Villetta Barrea e del suo territorio risale all'antica età
del Bronzo (2300-1000 a.C.), quando bande di cacciatori risalivano dalla
valle del Fucino soprattutto nella stagione estiva, occupando per brevi
periodi grotte e ripari naturali. Proprio nel territorio del comune di
Villetta Barrea si trova una delle grotti più note ed interessanti dal
punto di vista archeologico: la grotta "Achille Graziani" che ha preso
nome dallo studioso locale che per primo la esplorò nel 1876; i reperti
in essa ritrovati sono conservati nel Museo Archeologico di Chieti. A
due chilometri dall'abitato di Villetta Barrea è possibile ammirare i
resti dell'antico sistema viario romano costituito da un possente muro
in opera poligonale di blocchi di calcare, conservato per una lunghezza
totale di circa settanta metri, presso la Fonte della Regina (km. 56,600
della Statale 83), che costituiva le fondamenta della strada romana di
fondovalle. Questi ruderi testimoniano la presenza dei romani nella
valle del Sangro sicuramente dal 298 a.C. dopo la sconfitta
definitiva delle tribù Sannitiche. Molto proba- bilmente la zona
dell'Alto Sangro venne inserita nella giurisdizione della prefettura
romana di Atina (FR). Nel periodo della tarda età repubblicana, il
sistema degli insediamenti, si basava sulla divisione delle terre in
vasti appezzamenti coltivati facenti capo a grandi fattorie o ville, di
cui sono stati rinvenuti numerosi resti anche nel territorio del comune
di Villetta Barrea. A questa organizzazione corrispondeva un'economia
mista a base agricola e pastorale, in cui l'allevamento transumante era
la fonte primaria di ricchezza. I pastori percorrevano le calles
(tratturi di epoca romana) tracciando gli itinerari che saranno seguiti
dalla transumanza nei secoli seguenti fino ai nostri giorni. In epoca
tardoantica e altomedievale, gli insediamenti e i siti d'altura
continuarono ad essere occupati e fortificati dai romani: i "castelli",
che domineranno il paesaggio fino ai nostri giorni. Dopo la dissoluzione
dell'impero romano e con il sopraggiungere delle invasioni barbariche,
molte comunità si stabilirono presso i monasteri che all'occorrenza si
trasformarono in rifugi fortificati. Nel cimitero di Villetta Barrea
oggi si possono ammirare i resti dell'antico Monastero di S. Angelo in
Barreggio, fondato nel VI° sec. d.C. e gravemente danneggiato nel 937
dalle scorrerie degli Ungari. Nel 1017 i principi di Capua, Pandolfo II°
e Pandolfo III°, assegnarono il Monastero, con tutte le sue proprietà e
pertinenze, al fratello Atenolfo, Abate di Montecassino, il quale
ristrutturò la basilica sullo stesso sito, ma spostò il convento più a
valle, sullo sperone di roccia della Foci di Barrea, lo "Studio" con le
sue cinque finestre che un tempo dominavano la vallata, oggi
completamente murate. In oltre i monaci affiancarono alla
rocca-monastero di Barrea, l'insediamento fortificato di Rocca
Intramonti, oggi nel Comune di Civitella Alfedena, completando così
l'apparato difensivo della Vallis Regia (una delle ipotesi
sull'etimologia del nome è quella della "Valle Rea", dedicata alla dea
ellenica Rea Cibele, dea dell'abbondanza). Dalla distruzione di questa
rocca fortificata per mano di Giacomo Cantelmo, Conte di Alvito, gli
abitanti del borgo si dispersero nei dintorni e nuove famiglie, sotto la
protezione del Monastero di S. Angelo in Barreggio, diedero origine a
Villetta Barrea, nominata per la prima volta come "Villa Vallis Regiae"
nel 1426. Da allora fino agli inizi del 1800, Villetta Barrea dovette
subire gli arbitri derivanti dalle lotte di possesso del suo territorio
tra i Marchesi Caldora di Vasto e i Conti Cantelmo di Alvito, la
famiglia amalfitana dei d'Afflitto, sotto i quali Villetta Barrea
registrò un incremento del numero degli abitanti e una notevole
prosperità dovuta allo sviluppo dell'allevamento ovino connesso con la
transumanza. Con questo termine si intende il viaggio di andata e
ritorno che le greggi percorrevano verso le Puglie, in autunno e
primavera. Esso durava circa dodici giorni e si svolgeva lungo i
tratturi (tractoria che per i Romani significava far uso di strade
pubbliche), di cui restano ancora ben visibili alcuni tratti, ora di
demanio pubblico. Un braccio del tratturo denominato Pescasseroli (AQ) -
Candela (FG) lungo circa 207 km. è ancora in parte percorribile partendo
dall'abitato di Villetta Barreanella zona di Via Fossato fino a Passo
Godi (1600 m), dove ancora oggi in estate è possibile incontrare greggi
di pecore al pascolo. La vita, il tempo e le attività erano scandite da
questo andare e venire che coinvolgeva tutta la popolazione del paese:
il padrone delle greggi, il Comune che doveva stabilire gli affitti dei
pascoli, le famiglie dei pastori che dovevano prepararsi al ritorno o
alla partenza degli uomini. Ancora oggi la celebrazione delle due feste
principali legate al culto dei Santi Patroni, S. Vincenzo e Santa
Barbara, ricordano l'arrivo delle greggi in paese agli inizi di giugno e
la loro partenza a fine estate. Questo evento era talmente
importante che veniva sottolineato con la "festa del ritorno", una
sfilata di pecore, agnelli, mastini e muli; il massaro si avvicinava al
padrone e, salutandolo gli mostrava orgoglioso il gregge e tutto il
bestiame che con cura aveva custodito nei mesi invernali in Puglia e nel
viaggio di ritorno verso casa. All'inizio del XX° secolo l'industria
armentizia diede inizio ad un progressivo declino, dando origine al
fenomeno dell'emigrazione, che si indirizzò principalmente verso
l'America. Dopo il secondo conflitto mondiale il paese in parte
distrutto dai bombardamenti venne abbandonato dagli abitanti che furono
sfollati principalmente nella zona della Marsica. Un nuovo impulso per
la ricostruzione e la ripresa economica venne dalla nascente industria
del turismo, grazie anche agli incentivi che l'Ente Autonomo Parco
Nazionale d'Abruzzo, istituito nel 1923, dava a chi investiva e creava
nuovi servizi nel settore. Oggi Villetta Barrea conta circa seicento
abitanti, l'occupazione maggiore è legata all'industria turistica grazie
alle imprese alberghiere, alle attività commerciali ed artigianali.
Negli ultimi anni è stato dato forte impulso allo sviluppo del settore
agricoltura/zootecnia con la realizzazione di nuove aziende a produzione
biologica. L'artigianato ha avuto un notevole impulso grazie ad una
maggiore richiesta dei prodotti locali e ad una rivalutazione delle
attività tradizionali quali la lavorazione del legno, del ferro e della
pietra. La recente ristrutturazione di quasi tutti i fabbricati, dopo il
terremoto del 1984, ha dato al paese un piacevole aspetto
architettonico, conservando l'originaria struttura urbana con l'aggiunta
di percorsi naturalistici lungo il fiume Sangro. |
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