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REGIONE ABRUZZO
| Comune di Scontrone |
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Informazioni di base |
| Regione: Abruzzo |
Capoluogo: L'Aquila |
| C.A.P. 67030 |
Codice catastale: I543 |
| Popolazione residente: 595 |
Numero di famiglie: 233 |
| Denominazione degli abitanti: scontronesi |
Comunità Montana: Alto Sangro Cinque Miglia |
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Cenni storici |
Scontrone è adagiato su uno sperone roccioso
posto a guardia dell’angusta valle che si snoda in direzione ovest fino
a Pescasseroli e quindi alle sorgenti del Sangro, fiume che scorre ai
piedi del centro abitato. Il corso medio ed alto del fiume Sangro fu
sede della tribù sannitica dei Carecini, con capitale Aufidena
Carecinorum, menzionata nella Tavola Peutingeriana come località
intermedia fra Sulmo (Sulmona) ed Assernia (Isernia).
L’abitato di Scontrone sorge nei pressi dell’odierna Alfedena, dove nel
secolo scorso scavi archeologici hanno messo in luce un’importante
necropoli con reperti risalenti al IV-V secolo avanti Cristo.
L’origine del toponimo, alquanto incerta fino a pochi anni fa, è stata
di recente ben messa in luce dall’Istituto di Glottologia
dell’Università di Chieti. Si tratta infatti di un antroponimo di
origine germanica, probabilmente longobarda, dato il culto locale per S.
Angelo, indicante possessore del territorio e cioè ex (donde il residuo
della consonante finale S) Guinterio, Squinterio con formazione
dell’aggettivo prediale Squinteriano ed infine Squintrione.
Dopo le guerre sannitiche si registra una progressiva espansione delle
popolazioni peligne, alleate dei romani, verso sud e quindi in direzione
del corso del Sangro, il quale costituirà in seguito un costante punto
di riferimento per le divisioni territoriali che si formeranno a seguito
delle invasioni barbariche. In particolare il corso del fiume diventa la
linea di confine fra i ducati longobardi di Benevento, cui è ascritta
Scontrone, e di Spoleto.
Le incursioni dei Saraceni, particolarmente audaci e cruente durante il
X secolo, provocano la fuga delle popolazioni, organizzate in
insediamenti sparsi denominati ville, verso le alture. Sorgono così
castelli e centri fortificati, fenomeno sociale ben messo in evidenza
dal Chronichon Vulturnensis.
La nascita di Scontrone va dunque inquadrata in tale ottica, sicchè la
formazione del centro fortificato sull’altura dove sorge oggi il paese
avviene nella seconda metà del X secolo o agli inizi del IX. Al dominio
longobardo si sostituisce quello dei Franchi, cui si deve l’istituzione
delle Contee.
Scontrone si trova inserita prima nei possedimenti dei Conti Borrelli e
dopo in quelli dei Conti di Sangro. Durante la dominazione normanna
l’importanza di Scontrone emerge come centro fortificato preposto alla
sorveglianza dei passi posti lungo il corso del Sangro. Nel Catalogo dei
Baroni, stilato sotto il regno di Guglielmo I il Normanno, Scontrone è
attestata come feudo di tre militi e risulta possedimento di Rainaldo di
Aniba, valvassino del Conte Simone il Grande, signore di un vasto
territorio situato nel corso medio del Sangro.
Fin dal XI secolo Scontrone appartiene alla diocesi di Valva, toponimo
indicante nei documenti coevi o l’antica Corfinium o tutto il territorio
peligno, una vasta conca posta a nord della linea di demarcazione del
Sangro, oltre il Piano delle Cinque Miglia. Con l’ascesa economica e
politica di Sulmona, sita proprio nel centro della conca peligna, la
Diocesi assumerà più tardi la denominazione di “Diocesi di Valva e
Sulmona”.
Relazioni dei vescovi di Valva e Sulmona su Scontrone sono attestate
nelle prime visite pastorali compiute verso la metà del XII secolo e
nelle Bolle Corografiche emanate dai Papi.
Dalla Bolla di Adriano VI, del 1156, apprendiamo che a Scontrone,
denominata Squintrone, esisteva una chiesa eretta sub titulo di San
Giovanni ad aquam putridam, cioè presso una sorgente di acqua sulfurea
tuttora esistente e che l'attuale Amministrazione Comunale vorrebbe
valorizzare a scopi termali.
Più tardi dalla Bolla Corografica di Papa Lucio III del 1183,
apprendiamo che a Scontrone erano state erette altre due chiese,
intitolate a Santa Lucia ed a San Nicola. Quest’ultima attesta la
diffusione del culto per San Nicola di Bari, protettore dei pastori e ci
dice che l’attività principale degli abitanti di Scontrone era
costituita dalla pastorizia, che diventerà una vera industria sotto il
regno di Alfonso d’Aragona grazie alla realizzazione del tratturo
Pescasseroli-Candela, che si snodava proprio sotto il centro abitato di
Scontrone.
Durante il periodo svevo, Scontrone è assoggettata alla giurisdizione
del Castellano, con sede a Castel di Sangro, designata da Federico II
come castello di regio demanio. Frattanto la Bolla di Onorio III del
1223, attesta la costruzione di altre due chiese intitolate a San
Leonardo e San Silvestro. Nel 1229 gli eserciti pontifici, al comando di
Giovanni di Brienne e del Cardinale Colonna, assediano e mettono al
sacco Scontrone ed Alfedena, fedeli alla causa sveva ed invano difese da
Viciguerra d’Anversa.
La ghibellina Scontrone paga così la sua devozione a Federico II, anche
se fra i suoi abitanti non mancavano seguaci della fazione guelfa. Ed
infatti un fuoriuscito guelfo, Landolfo di Scontrone, collabora con gli
eserciti pontifici all’assedio di Scontrone. La ricostruzione del centro
abitato viene comunque realizzata in tempi brevi, poiché nei documenti
successivi all’assedio del 1229 il toponimo è citato con la designazione
di Castrum Squintroni. Dopo la battaglia di Tagliacozzo del 1268 e la
fine della dinastia sveva, Carlo d’Angiò scaglia i suoi fulmini contro i
centri abruzzesi fedeli agli Svevi; in data 8 luglio 1277 ordina al
Giustiziere d’Abruzzo di inquisire i nemici, imponendo forti collette a
tutte le Terre che si erano frattanto ribellate.
In data 21 aprile 1270 ordina tuttavia che Scontrone non fosse
molestata, in quanto questa Terra, probabilmente per la saggia politica
di Landolfo che capeggiava la fazione guelfa, si mostrava fedele al re.
L’opera di pacificazione di Landolfo di Scontrone non ebbe comunque
lunga vita, poiché in un diploma dell’8 gennaio 1277 spedito al
Giustiziere d’Abruzzo Citra, Pietro di Tyonvilla, ordina che fossero
puniti i loro subalterni che commettevano soprusi in varie località, tra
cui Scontrone. Le riforme amministrative angioine e l’attribuzione all’Universitas
dell’elezione del Mastrogiurato, giudici ed ufficiali annuali, proietta
effetti benefici sulla vita sociale ed economica di Scontrone come
risulta dalla relazione di una visita pastorale fatta nel 1356 dal
vescovo di Valva e Sulmona, Francesco de Silanis.
Apprendiamo da essa che la chiesa di Santa Maria, edificata a Scontrone
in data precedente alla visita del 1356 "habet curam animarum" - ha cura
delle anime - ed ha assunto tale ruolo in conseguenza del fatto che
un’altra chiesa, quella ruralis di S. Angelo, risultava diroccata. Vi
erano inoltre le chiese di Santa Sofia e San Nicola che risultavano “non
curatas” e quella di San Silvestro che "eget reparatione" - necessita di
riparazione. Si parla infine della Chiesa di San Leonardo, ma non più di
quella dedicata a S. Lucia, distrutta probabilmente dal terribile
terremoto del 9/9/1349.
Dopo il ritorno in Francia di Carlo VIII, tutti i centri dell’area del
Sangro e fra essi Scontrone, innalzarono le bandiere di Alfonso
d’Aragona. Ma in molte parti del regno il partito filo-francese era
ancora forte e rappresentato da potenti casati, come appunto la famiglia
Cantelmo, venuti al seguito di Carlo d’Angiò. Sicchè Giampaolo Cantelmo,
conte di Atina e di diverse località della Val Comino, presso Sora, dopo
aver danneggiato i monasteri di Montecassino e S. Vincenzo al Volturno,
si riversò con le sue schiere nella valle del Sangro e nel 1496 mise a
sacco Castel di Sangro, Alfedena e Scontrone.
Nel 1507 Ferdinando il Cattolico nominò il nobile Michele d’Affitto, di
origine amalfitana, conte di Trivento ed “utile signore” di Scontrone e
di altre terre situate nell'area del medio corso del Sangro. Per circa
due secoli e mezzo Scontrone resta feudo dei d’Affitto, i cui esponenti
sono anche principi di Scanno. Dalla Relazione ad limina del 1629,
inviata da Francesco Cavalieri vescovo di Valva e Sulmona alla Santa
Sede, risulta che Scontrone ha 51 "fuochi" ed 88 abitanti. Poiché un
fuoco è costituito in media da quattro persone, si deduce che nel 1629
più della metà degli abitanti risiedeva altrove per motivi di lavoro.
Dalla suddetta Relazione si apprendono altre notizie importanti. La
chiesa madre di Santa Maria accorpa anche quella di San Leonardo e
presenta un reddito annuo di 150 ducati. In quel tempo vi erano a
Scontrone due Confraternite, quella del Santo Sacramento e del Santo
Rosario. All'esterno del centro abitato era sorta una nuova chiesa sub
titolo di Santa Maria della Peste, grancia della chiesa madre. Compaiono
inoltre altre due nuove chiese intitolate rispettivamente a S. Antonio
Abate, assai venerato in tutti i centri dell’area del Sangro, ed a San
Rocco. Sempre sotto la signoria dei d’Affitto, nel 1654, si ha un’altra
Relazione ad limita da parte del vescovo Francesco Carducci. Le notizie
inviate alla Santa Sede sono davvero interessanti.
Come si è visto, Scontrone aveva nel 1629 88 abitanti, ma poiché i
fuochi erano 51, si è capito ed a ragione che più della metà della
popolazione era impegnata altrove per motivi di lavoro, soprattutto in
Puglia. La prova è costituita dal fatto che nel 1654 Scontrone registra
262 abitanti e viene spontaneo chiedersi come mai fossero residenti in
paese. La risposta si coglie nel mutamento della struttura economica,
non più basata essenzialmente sulla pastorizia. In tale periodo,
infatti, grazie alla graduale introduzione di una coltivazione
rivoluzionaria come appunto quella della patata, la popolazione di
Scontrone risulta maggiormente impiegata in agricoltura, attività
“stanziale” per eccellenza che richiede la presenza costante dell’uomo.
Questa ristrutturazione dell’attività produttiva si comprende proprio
dalla Relazione del vescovo inviata alla Santa Sede, nel 1654. Infatti
gli introiti delle chiese di Scontrone non sono più riportati in ducati,
bensì in tomoli di frumento. E per frumento non deve intendersi solo
grano ma anche granoturco, la cui coltivazione si era diffusa nel regno
di Napoli fin dalla prima metà del ‘600. Tenedo presente che un tomolo
equivale a circa 50 Kg., si apprende dalla Relazione che l’introito
annuo complessivo della chiesa madre di Santa Maria ammontava nel 1654
ad 80 tomoli di frumento, cioè a circa 2000 quintali di frumento,
quantità questa decisamente elevata.
Un’altra attività degna di rilievo e che si affianca all’agricoltura è
costituita dal redditizio sfruttamento della cosiddetta “petraja de’
marmi dello Scontrone”, assai documentato nella seconda metà del XVIII
secolo. Lo storico Vincenzo Giuliano, vissuto in tale periodo,
sottolinea addirittura che a Scontrone esisteva “il più bell’ammasso di
produzioni marine marmorizzate”. L’ultimo feudatario, Giovanni
d’Affitto, muore nel 1776 senza eredi e pertanto la signoria si
trasferisce ad altro nobile casato, quello dei Melissano – Caracciolo,
che si estingue comunque nel 1813.
Nel “Calendario dell’anno bisestile del 1820” si legge che in tale
periodo Scontrone ed Alfedena avevano in complesso 2088 abitanti e
probabilmente ciascun centro circa mille abitanti. Dopo l’Unità d’Italia
si realizza al massimo lo sfruttamento del terreno a colture
cerealicole. Durante la prima guerra mondiale molti giovani di Scontrone
morirono sul Carso e sull’Adamello, ma la vera tragedia il paese l’ha
vissuta durante il secondo conflitto mondiale. Il corso del Sangro
coincise con la linea difensiva tedesca denominata “Gustav” e la
popolazione, atterrita, trovò rifugio nella Marsica ed in altre località
abruzzesi.
Il ritorno portò ad una febbrile attività diretta a ricostruire il
paese, ma anche ad un intenso movimento migratorio verso il Canada e gli
Stati Uniti d’America ove furono molto aprezzati per la loro laboriosità
e moralità; oggi i cittadini di Scontrone stanno scoprendo i benefici
influssi del turismo, collegati a quella grande realtà che è appunto il
Parco Nazionale d’Abruzzo. Scontrone, ora linda e più accogliente che
mai, è meta di coloro che amano respirare una boccata di aria pura a
contatto con gente che è da sempre semplice e cortese.
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