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Pescara è nata dalla fusione, preceduta da scontri e diatribe,
prolungatesi per anni, tra l'antico abitato di Pescara, in provincia di
Chieti, e il nuovo centro di Catellamare Adriatico, dipendente da
Teramo, scivolata dai colli alla fine del secolo, insieme ad altre
contrade dal Tronto al Trigno. E D'Annunzio in una delle pagine delle
Novelle della Pescara, ricorda con evidente senso di appartenenza,
"l'antica discordia tra Pescara e Castellamare, i due comuni che il bel
fiume divide". Le parti nemiche si esercitano assiduamente in offese e
rappresaglie, l'una osteggiando con tutte le forze il fiorire
dell'altra, racconta ancora lo scrittore, celiando su questa guerra di
poveri combattuta "tra i salici e i vimini che bordano la
Pescara". Pescara, intanto, subito dopo l'unità e l'annessione al Regno
d'Italia, si andava liberando degli ultimi lacerti della Fortezza regia
che con Gaeta e Civitella del Tronto, ultima, mantenne sui bastioni le
insegne borboniche. Smantellati, a poco a poco, i diaframmi che per
secoli l'avevano rinchiusa nel ruolo di riparo di eserciti, Pescara
sceglie il suo futuro approvando un piano urbanistico sintomatico di un
preciso movimento di espansione.
Aperte grosse brecce nelle muraglie a mattoni della Fortezza, si
tracciano larghe direttrici di raccordo con l'interno e il capoluogo (Chieti),
si prevede la sospirata stazione ferroviaria, si agevola la costruzione
di fabbricati e di pubblici esercizi, quali lo stabilimento balneare,
disteso sulle dune a fianco della foce del fiume, nella vasta zona
appena sufficientemente bonificata, non troppo lontano dalla Palata,
l'ampio territorio depressionario che un tempo aveva ospitato uno dei
bracci del fiume; ridotto ad un lago costiero, paludoso e senza un
giusto regime, fu fatto colmare dai Borboni e piantare, poi a pineta.
L'odierna pineta d'Avalos che rappresenta un forte elemento
caratterizzante della città. La città di Pescara aveva imboccato la
direttrice dell'espansione urbanistica e il vicus, forse fondato
dai Pelasgi, godeva di una collocazione strategica, favorita dal mare,
dal fiume, e dalla confluenza delle principali strade romane.
Un'epigrafe ricorda il restauro del porto curato da Tiberio e una lapide
testimonia ad Ostia Aterni, tale il nome della città romana, l'esistenza
di un collegio di Iside: forse sull'arx del Rampigna che in dolce
declivio domina il fiume. Antiche mappe attestano la presenza, alla
foce, di un tempio dedicato al dio Mercurio: patrono dei traffici e dei
mercanti che affluivano dalle terre marrucine, peligne, frentane,
vestine per gli scambi con la costa dalmata: l'Illiria, l'Epiro e l'Acaia,
denominazione romana della penisola egea. Alla fine dell'800, Pescara,
che in epoca tardo antica aveva assunto il nome di piscaria,
forse da quell'insula piscaria formata dal fiume prima della
foce, si adoperò per spostare verso l'Adriatico, l'asse di equilibrio
della regione.
Un manifesto-ricordo, stampato nello stabilimento litografico di Cetteo
Ciglia, in una dependance di villa Farina, oggi scomparsa, ricorda
l'atto ufficioso della nascita della nuova città, Pescara, nata dai due
borghi contendenti, e la nuova provincia. L'11 gennaio 1927 la Gazzetta
Ufficiale pubblica la legge che così diventa operante. |