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REGIONE ABRUZZO
| Comune di Pescocostanzo |
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Informazioni di base |
| Regione: Abruzzo |
Capoluogo: L'Aquila |
| C.A.P. 67033 |
Codice catastale: G493 |
| Popolazione residente: 2.409 |
Numero di famiglie: 507 |
| Denominazione degli abitanti: Pescolani |
Comunità Montana; Comunità Montana
Alto Sangro - Cinque Miglia |
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Cenni storici |
Per le età italica e romana sembra debba
escludersi la presenza di un insediamento stabile là dove si sarebbe
successivamente sviluppato Pescocostanzo, anche se esistono indubbie
tracce dell' esistenza umana in questo territorio. Tra le altre,le
chiese eremitali di Sant' Antonio e di San Michele,già luoghi di culto
pagani, testimonierebbero una presenza temporanea e periodica di pastori
nomadi transitanti con le loro greggi in queste zone. L'alto Medioevo
vede una intensa e fervida attività dei monaci benedettini di San
Vincenzo al Voltumo e di Montecassino per la messa a coltura e il
popolamento delle nostre terre. Alla loro azione si intrecciò
successivamente quella dei signori laici, che nell'XI e XII secolo
procedettero all'incastellamento delle popolazioni. Le prime notizie
riguardanti il nostro paese si ricavano da un documento del 1108,
in cui si legge della cessione di Pescocostanzo da parte del monastero
di San Pietro Avellana,dipendenza di Montecassino, a un signore laico,
Oddone, membro del ramo dei conti di Valva e residente a Pettorano, il
quale lasciò però ai monaci la Chiesa di S. Maria del Colle. Ai conti di
Pettorano succedettero, a partire dalla seconda metà del '200, i nuovi
feudatari legati ai sovrani angioini. Dal 1325 al 1464 signori di
Pescocostanzo furono i Cantelmo.
L'età angioina fu caratterizzata nel nostro territorio da uno sviluppo
della vita economica e sociale legato al potenziaménto della "via degli
Abruzzi", luogo di transito per scambi commerciali e culturali,
attraverso la dorsale appenninica, fra il Nord e il sud d'Italia,
e passante per l'altopiano delle Cinquemiglia. Nel '300 e nel '400 essa
fu anche inevitabile teatro delle campagne militari per il possesso del
Regno di Napoli.
Nel 1456 un violento terremoto colpì duramente l'intera regione
appenninica tra L'Aquila e Canosa. Nel nostro territorio tale evento
indusse le popolazioni insediate nei luoghi meno agevoli ad abbandonare
le loro case per trasferirsi nei centri abitati più grandi, come
Pescocostanzo, Rivisondoli, Roccaraso. A Pescocostanzo si assiste anche
allo spostamento delle abitazioni verso aree pianeggianti e al
conseguente ampliamento dell' abitato fuori delle cinta del "Peschio". I
secoli successivi vedono una continua crescita culturale, demografica ed
economica del paese, come è testimoniato anche dalla ricostruzione della
Chiesa di S. Maria. Vi contribuiscono diversi fattori,quali la
protezione da parte della monarchia aragonese e la presenza di una
classe dirigente locale potente economicamente e culturalmente "
progredita.
A questo periodo data l'insediamento di un nucleo di artigiani lombardi
dediti ad attività edili. L'afflusso di maestri lombardi, richiamati da
una forte committenza della borghesia locale, dall'ubicazione del paese
(vicinanza alla "via degli Abruzzi"), dalla disponibilità di cave di
pietra, costituì una presenza incisiva, le cui testimonianze sono
ravvisabili nel gergo dei muratori,nell' onomastica di alcuni cittadini,
nel rito del battesimo per immersione (che è tipicamente ambrosiano), e
ancora nella presenza di un secondo protettore del paese, di parte
lombarda, S. Felice, nonché, per il tramite di donne lombarde, nella
lavorazione del merletto a tombolo. La crescente autonomia
dell'Università pescolana si scontrò fatalmente con il potere feudale.
Dietro pressanti sollecitazioni a Ferrante d'Aragona,Pescocostanzo
ottenne nel 1464 dal sovrano il riconoscimento dello status di demanio
regio, nonché la concessione di alcuni privilegi. Ma appena tre anni
dopo, nel 1467, il paese fu infeudato dallo stesso sovrano al suo fedele
alleato Alfonso d' Avalos.
Fra il 1472 e il 1507 Pescocostanzo ebbe una nuova concessione di
demanio regio, cui seguì un nuovo infeudamento da parte di
Ferdinando di Spagna a Fabrizio Colonna. Nei secoli XV e XVI
l'Università manifestò un forte spirito d'autonomia, conseguente ad una
continua crescita in vari ambiti, partecipando alla giurisdizione civile
e penale, provvedendo all'istruzione e alle opere di assistenza,
regolamentando l'attività del clero. Vari fattori contribuirono allo
sviluppo del paese, come la protezione accordata dagli Aragonesi
all'industria armentizia, o la presenza di nuove correnti commerciali e
culturali che attraversavano la via degli Abruzzi per il nuovo sbocco
verso le regioni emiliane e padane, o il forte legame con Roma. Tale
ascesa culminerà, nel 1774, con la stipula dell' atto di ricompra, nella
cessione da parte del feudatario di tutti i diritti su Pescocostanzo.
Per l'età moderna il dato economico rilevante è il declino
dell'industria armentizia, fenomeno legato in gran parte alle leggi
eversive della feudalità emanate dai Napoleonidi nel Regno di Napoli.
Nel Tavoliere si assiste ad una progressiva riduzione della superficie
per il pascolo a vantaggio di quella destinata alla cerealicoltura.
Al declino della pastorizia si affianca a Pescocostanzo quello dell'
artigianato. Di tali trasformazioni si colgono gli inevitabili riflessi
nell' andamento demografiao del paese: nel corso dell' Ottocento molte
famiglie agiate lasciarono Pescocostanzo per trasferirsi a San Severo o
a Napoli, mentre la classe popolare partecipò a quell'imponente fenomeno
migratorio che in quegli anni interessò gran parte delle regioni
italiane.
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