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Comune di Pescasseroli  

 

 

 

 

Informazioni di base

Regione: Abruzzo Capoluogo: L'Aquila
C.A.P. 67032 Codice catastale: G484
Popolazione residente: 2.703 Numero di famiglie: 764
Denominazione degli abitanti: Pescasserolesi Comunità Montana; Comunità Montana Alto Sangro Cinque Miglia

 

Cenni storici

Pescasseroli affonda le radici nei più antichi tempi. Da fonti leggendarie (Silio ltalico - De Bello Punico IX) se ne attribuisce la fondazione a popolazioni peligne le quali, distaccatesi con una "Primavera sacra" dal ceppo originario, vennero ad insediarsi sul colle, poi chiamato "Castel Mancino". La terra di Pescasseroli nei secoli "bui" appartenne ai conti di Celano poi ai di Sangro e ai d'Aquino e, quindi, ai marchesi del Vasto. E' stata anche feudo di Vittoria Colonna e Maria d'Aragona. Fin dal 1283 (anno in cui Cristoforo d'Aquino ne ottenne la istituzione dal re Carlo d'Angiò) si teneva nella piazza del paese, il giorno dell'otto di settembre, la fiera, ancora oggi iscritta nell'albo fieristico italiano. Già ai tempi di Varrone la popolazione si componeva quasi tutta di pastori. Delle tre grandi vie d'erba una appunto inizia da Pescasseroli, che è stata la capitale pastorale di questa zona. Traversando il ponte di S.Venere sulla destra è ancora visibile l'inizio di uno dei grandi tratturi segnato, fino a qualche tempo fa, con una pietra detta il "Titolo". E' l'epoca della rinascita agricola, della fondazione dell'antica arte tessile che troverà in Castel di Sangro un'industria fiorente ed affermata per quasi due secoli. Il "Castel Mancino" di Pescasseroli può essere inserito in quella categoria di monumenti poco noti comunemente chiamati centri fortificati, di epoca preromana. Tra le rocce, coperte da fitta vegetazione di pini, affiorano solo costruzioni diroccate di dominazioni feudali. Nessuna traccia però, almeno in superficie, di richiami più remoti di strutture pelagiche tipiche delle "Castella", comunemente dette "Poligonali", che non mancano invece in località "Campo Mizzo" ove il Balzano credette di individuare un "Pagus". Comunque sul "Castello Mancino" di Pescasseroli, per la particolare posizione strategica, è ipotizzabile un "Presidium" a controllo della alta valle del Sangro. Esso disegna sulla roccia del colle, sul quale sorge, un insediamento stabile, difeso naturalmente in maniera formidabile. Generalmente questi luoghi sono indicati col termine "Castella", da cui la titolazione da sempre della stesso colle il "Castello". La specificazione "Mancino" può essere giustificata dal racconto di Silio Italico (De Bello Punico IX) sui gemelli Solimo e Mancino. Ai tempi dei Borrello, nell'anno 1141, fu distrutto una prima volta, col fuoco, da Riccardo conte di Capua su ordine di Ruggero il Normanno.

Nella geografia dell'Edrisi (Il libro di Re Ruggero) e descritto come "Villaggio somigliante a città" Cesare Emanuele Bravetta in "La favorita senza macchia" (Sanzogno 1966 pag. 12/126) pone il "Mancino" a sfondo della vicenda di Covella (Jacovella di Celano), fornendo una buona descrizione della fortezza: "... il Castello dei d'Aquino col suo mastio rettangolare cinto da cinque torri: vero fortilizio quasi inespugnabile che sapeva delle lotte dei Sangria, dei d'Aquino, dei Caldora...".

Francesco Saverio Sipari, in un volumetto di poesie, stampato a Napoli nel 1846, affascinato dalle rovine dell'antico Castello, scriveva:

Quelle vecchie muraglie del Castello,
che sulla patria mia pendono mute...
Della polve dei secoli cosparse
fuman quelle rovine; e, intorno intorno,
per le campagne desolate ed arse
squallido e tetro si diffonde il giorno.

Il nome Pescasseroli sembra derivabile da Pesculum Seroli. La voce Pesco (o Pesculum, Pesclum, Peschio) deriva dal tardo latino Pensulu, "roccia sporgente, a picco, adatta per la costruzione di case". Quindi significherebbe roccia o sasso delle serre, massa della montagna. La parte più antica dell'abitato sorge infatti ai piedi dello sperone roccioso (Pesco) su cui si trovano i resti di "Castel Mancino".

 

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