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Il paese di Navelli
appare all'improvviso a coloro che percorrono la strada che attraversa
l'omonima piana, come una nave color pietra che naviga e sorveglia la
vasta distesa d'erba dell'altopiano; ed il paragone tra il paese e la
nave non è azzardato poiché proprio sulla pietra degli stemmi comunali
sparsi per il paese, sulla pietra dell'architrave della chiesa della
Madonna del Rosario, edificata tra il XVI e il XVII secolo, e sul legno
del portale della chiesa parrocchiale, troviamo scolpita una nave con le
vele al vento, pronta a seguire sul mare le rotte del commercio.
Anche se il nome non ha nulla a che fare con l'insegna del paese: esso è
di origine molto più antica, pre-romana, e la base nava vuoi dire
"conca", riflettendo la posizione geografica del paese. La cittadina,
che da lontano appare come una gigantesca scalinata di pietra adagiata
sulla collina cui fa da manto, ha conosciuto la ricchezza: lo
testimoniano la raffinata architettura degli edifici, le pietre lavorate
dei balconi, degli architravi e delle colonnine che adornano le finestre
e che rendono, ancor oggi, una passeggiata nel suo centro un continuo
sorprendersi per la bellezza degli scorci e delle bellissime
decorazioni.
Navelli mantiene intatto il suo impianto medievale e le strette strade a
cordonata ai lati delle quali si innalzano, quasi aggettanti antichi
edifici che convergono verso il bel palazzo castellato (palazzo Santucci)
tardo-rinascimentale che domina il paese e la piana. Proprio dalla
pianura che le si stende ai piedi, Navelli ha per secoli saputo trarre
la sua ricchezza: città vestina di origine antichissima, contribuì
all'edificazione dell'Aquila, ma rimase un centro commerciale e
produttivo vivo ed importante grazie ad un piccolo fiore viola che solo
lì, su quell'altipiano a più di settecento metri di altezza, riusciva a
produrre dei frutti dal particolare profumo e dalla particolare
fragranza: lo zafferano.
Il frutto, ricavato dal pistillo del fiore, viene usato da almeno 3500
anni in farmacologia ed in cucina; ha conosciuto, nella sua storia,
alterne fortune, ma da sempre è un punto di riferimento, quasi un
oggetto d'amore, per le genti della piana: Navelli e Civitaretenga, la
sua frazione, tengono vivo il culto per questo prodotto che, secoli fa,
ha portato loro tanta ricchezza, quando lo zafferano partiva dai due
paesi per finire sulle tavole e nei laboratori farmaceutici di tutto il
mondo allora conosciuto. Ancora oggi in autunno, nelle ultime ore della
notte, quando il fiore di zafferano sprigiona con forza il suo profumo,
i contadini, compiendo gesti antichi di millenni, percorrono i loro
campi raccogliendo, con una struggente delicatezza, uno per uno, i
piccoli fiori, ben attenti a non stringere troppo i petali, per non
danneggiare i pistilli.
Ma la ricchezza di Navelli non navigava soltanto sulle onde violacee
dello zafferano: ancor oggi le strade dritte come lame che attraversano
il territorio rivelano la loro origine tratturale, e quei tratturi erano
percorsi tutti gli anni da centinaia di migliaia di pecore che, ogni
autunno, erano condotte a svernare sulla costa, lasciandosi alle spalle
la neve di Campo Imperatore. Ai piedi del paese transitavano quindi
eserciti di ovini, ed i pastori che li guidavano si fermavano a
trascorrere le notti presso chiese poste ai lati della strada, in
stanze-dormitorio annesse o semplicemente sotto tettoie; in queste
chiese tratturali essi trovavano frati e sacerdoti pronti a dare
conforto alla loro anima oppure a consegnare messaggi, orali o scritti,
ai compagni che non erano ancora giunti: lì ci si informava di come
procedeva il viaggio, si raccontava loro delle difficoltà incontrate
sulla pista e ci si dava appuntamento sulle pianure della costa
pugliese, dove la transumanza sarebbe terminata.
L'antico tratturo, oggi comodissima strada statale (S.S.17)
dell'Appennino Abruzzese, conserva ancora, ai suoi margini, queste
chiese, tra le quali Santa Maria delle Grazie, cinquecentesca, e Santa
Maria in Cerulis, la cui struttura, risalente al secolo XI, ha come
fondamenta le pietre di un tempio dedicato ad Ercole di Incerulae, il
nome che assunse il paese in età romana; chiese bellissime nella loro
essenzialità composta, dalle semplici facciate a coronamento
orizzontale. Annesso a Santa Maria in Cerulis è ancora visibile il
porticato presso il quale trovavano riparo per la notte i pastori.
A Civitaretenga si trovano l'antico monastero di Sant'Antonio, il cui
chiostro ha mantenuto intatto l'impianto del XIII secolo mentre la
chiesa annessa è rinascimentale, e la settecentesca chiesa dedicata a
San Salvatore, decorata con pregevoli stucchi.
Nel centro storico di Navelli, mentre si passeggia per le strette
viuzze, tra edifici costruiti con pietre testimoni di un tempo antico,
merita una particolare attenzione ed una sosta ammirata la massiccia,
eppure armonica, struttura architettonica del palazzo castellato, mentre
all'interno della chiesa parrocchiale, dedicata a San Sebastiano ed
edificata tra il XV e il XVI secolo, è esposta una croce processionale.
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