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Comune di Navelli

 

 

 

 

Informazioni di base

Regione: Abruzzo Capoluogo: L'Aquila
C.A.P. 67020 Codice catastale: F852
Popolazione residente: 625 Numero di famiglie: 280
Denominazione degli abitanti: Navellesi Comunità Montana; Comunità Montana Campo Imperatore - Piana dei Navelli

 

Cenni storici

 Il paese di Navelli appare all'improvviso a coloro che percorrono la strada che attraversa l'omonima piana, come una nave color pietra che naviga e sorveglia la vasta distesa d'erba dell'altopiano; ed il paragone tra il paese e la nave non è azzardato poiché proprio sulla pietra degli stemmi comunali sparsi per il paese, sulla pietra dell'architrave della chiesa della Madonna del Rosario, edificata tra il XVI e il XVII secolo, e sul legno del portale della chiesa parrocchiale, troviamo scolpita una nave con le vele al vento, pronta a seguire sul mare le rotte del commercio.

Anche se il nome non ha nulla a che fare con l'insegna del paese: esso è di origine molto più antica, pre-romana, e la base nava vuoi dire "conca", riflettendo la posizione geografica del paese. La cittadina, che da lontano appare come una gigantesca scalinata di pietra adagiata sulla collina cui fa da manto, ha conosciuto la ricchezza: lo testimoniano la raffinata architettura degli edifici, le pietre lavorate dei balconi, degli architravi e delle colonnine che adornano le finestre e che rendono, ancor oggi, una passeggiata nel suo centro un continuo sorprendersi per la bellezza degli scorci e delle bellissime decorazioni.

Navelli mantiene intatto il suo impianto medievale e le strette strade a cordonata ai lati delle quali si innalzano, quasi aggettanti antichi edifici che convergono verso il bel palazzo castellato (palazzo Santucci) tardo-rinascimentale che domina il paese e la piana. Proprio dalla pianura che le si stende ai piedi, Navelli ha per secoli saputo trarre la sua ricchezza: città vestina di origine antichissima, contribuì all'edificazione dell'Aquila, ma rimase un centro commerciale e produttivo vivo ed importante grazie ad un piccolo fiore viola che solo lì, su quell'altipiano a più di settecento metri di altezza, riusciva a produrre dei frutti dal particolare profumo e dalla particolare fragranza: lo zafferano.

Il frutto, ricavato dal pistillo del fiore, viene usato da almeno 3500 anni in farmacologia ed in cucina; ha conosciuto, nella sua storia, alterne fortune, ma da sempre è un punto di riferimento, quasi un oggetto d'amore, per le genti della piana: Navelli e Civitaretenga, la sua frazione, tengono vivo il culto per questo prodotto che, secoli fa, ha portato loro tanta ricchezza, quando lo zafferano partiva dai due paesi per finire sulle tavole e nei laboratori farmaceutici di tutto il mondo allora conosciuto. Ancora oggi in autunno, nelle ultime ore della notte, quando il fiore di zafferano sprigiona con forza il suo profumo, i contadini, compiendo gesti antichi di millenni, percorrono i loro campi raccogliendo, con una struggente delicatezza, uno per uno, i piccoli fiori, ben attenti a non stringere troppo i petali, per non danneggiare i pistilli.

Ma la ricchezza di Navelli non navigava soltanto sulle onde violacee dello zafferano: ancor oggi le strade dritte come lame che attraversano il territorio rivelano la loro origine tratturale, e quei tratturi erano percorsi tutti gli anni da centinaia di migliaia di pecore che, ogni autunno, erano condotte a svernare sulla costa, lasciandosi alle spalle la neve di Campo Imperatore. Ai piedi del paese transitavano quindi eserciti di ovini, ed i pastori che li guidavano si fermavano a trascorrere le notti presso chiese poste ai lati della strada, in stanze-dormitorio annesse o semplicemente sotto tettoie; in queste chiese tratturali essi trovavano frati e sacerdoti pronti a dare conforto alla loro anima oppure a consegnare messaggi, orali o scritti, ai compagni che non erano ancora giunti: lì ci si informava di come procedeva il viaggio, si raccontava loro delle difficoltà incontrate sulla pista e ci si dava appuntamento sulle pianure della costa pugliese, dove la transumanza sarebbe terminata.

L'antico tratturo, oggi comodissima strada statale (S.S.17) dell'Appennino Abruzzese, conserva ancora, ai suoi margini, queste chiese, tra le quali Santa Maria delle Grazie, cinquecentesca, e Santa Maria in Cerulis, la cui struttura, risalente al secolo XI, ha come fondamenta le pietre di un tempio dedicato ad Ercole di Incerulae, il nome che assunse il paese in età romana; chiese bellissime nella loro essenzialità composta, dalle semplici facciate a coronamento orizzontale. Annesso a Santa Maria in Cerulis è ancora visibile il porticato presso il quale trovavano riparo per la notte i pastori.

A Civitaretenga si trovano l'antico monastero di Sant'Antonio, il cui chiostro ha mantenuto intatto l'impianto del XIII secolo mentre la chiesa annessa è rinascimentale, e la settecentesca chiesa dedicata a San Salvatore, decorata con pregevoli stucchi.

Nel centro storico di Navelli, mentre si passeggia per le strette viuzze, tra edifici costruiti con pietre testimoni di un tempo antico, merita una particolare attenzione ed una sosta ammirata la massiccia, eppure armonica, struttura architettonica del palazzo castellato, mentre all'interno della chiesa parrocchiale, dedicata a San Sebastiano ed edificata tra il XV e il XVI secolo, è esposta una croce processionale.
 

 

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