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Molina
Aterno, in epoca preromana e romana dovette essere un pagus della città
di Superaequum e inglobare un Vicus. Bastano a documentare la
frequentazione dell'altura molinese sin dall'epoca più arcaica, i centri
fortificati di Mandra Murata e di colle Castellano, dove, verso la fine
del secolo scorso (1892), il noto archeologo peligno Antonio De Nino,
individuò importanti resti di una doppia muraglia di cinta in grandi
blocchi poligonali e una via che da Sprecato sale verso il Colle
Castellano, scavata nella viva roccia.
[Palazzo Piccolomini.] Nella contrada Sprecato inoltre fu rinvenuta una
necropoli del periodo repubblicano. Lo stesso De Nino vi segnalava 8 o 9
tombe a camera (simili a quelle della celebre Corfinium).
Nella contrada chiamata Campo Valentino e nella contrada Pretoli,
intorno al lago Acquaviva, già nel secolo scorso si scoprivano
regolarmente mura, tombe, mosaici, sepolcri, capitelli, una statua priva
di testa, una grande idria di creta finissima (ora conservata nel
palazzo dei signori Pietropaoli) ed ancora: ceramiche, rocchi di
colonne, monete e alcune iscrizioni (ora murate nel marciapiede di
piazza S. Nicola) nelle quali si attestano le presenze dei seguenti
amministratori pubblici: aediles, duoviri e prefecti iure dicurldo.
Nella stessa area di Campo Valentino, che la tradizione indica come il
luogo di una antica città distrutta, recentemente sono venute alla luce
una serie di nuclei abitativi con pavimenti musivi e un
interessantissima tomba di guerriero con un ricco corredo funerario di
armi e buccheri italici databili al VI secolo a. C.
Tra la contrada Fontanelle e il Colle Fonte Vecchio, durante i lavori
della linea ferroviaria, sono state rinvenute costruzioni antiche e
parte della necropoli con sepolcri di età romana.
Da questa necropoli probabilmente proviene il rilievo funerario di una
coppia di liberti dei Varii e il tempio dedicato ad Ercole, come risulta
dalle iscrizioni di età tardo repubblicana ivi rinvenute, insieme a
numerosi bronzetti raffiguranti ll mluco eroe.
Nel 787 dal Chronicon Vulturnense, documento n. 25, apprendiamo che tali
Agilbertus et Remo, messi di Carlo Magno, nella contesa fra i monaci di
S. Vincenzo e alcuni uomini di Balva, con inchiesta diretta e indiretta
sui luoghi, redigono l'elenco dei sudditi del monastero con la quantità
di terra tenuta in Molina Aterno.
Nel 1076 Teodino, conte valvense di Gagliano, dona al Monastero di Farfa
i suoi feudi in servitio compreso quello di Molina Aterno (Reg. Farfa,
doc. n. 1028)
Nel 1085 il Conte Teodino figlio del Conte Randuisio abitante in Navino
(Castelvecchio Subequo) e sua moglie Oria donano alla Chiesa farfense di
San Giovanni in Vennari (Molina o Castel di Ieri?) il mulino di Molina
sito nel luogo detto Acquaviva.
Nel 1092 Sappiamo che la Badia di San Benedetto in Perillis possiede la
chiesa di San Pio a Molina e alcuni appezzamenti e immobili intorno al
laghetto di Acquaviva. Nello stesso anno troviamo menzionato per la
prima volta il castello di Molina "Lì 15 aprile 1092, Ego Ugo
Malmozzetto filius Gilberti de genere fracorum, viverldo secodo la legge
dei Longobardi, dono all'episcopato e chiesa di S. Pelino, I'intero mio
monastero... in colle rotundo fondato dal Vescovo Trasmorldo con tutti i
beni e pertinenze, tra cui S. Pio e S. Giovanni in Vennari e i beni in
castello de Molina e de Acciano"
Nel 1112 nella Bolla di Pasquale II, è menzionata la chiesa di Santa
Maria in Molina.
Nel 1143 Rainaldo conte di Celano, figlio di Crescentius Marsicanorum
comes, dopo aver riconosciuto la sovranità di re Ruggero, è nominato
titolare della nuova contea di Celano e diviene anche feudatario di
Molina.Nel 1182 nel Catalogo dei Baroni, compilato sotto re Guglielmo II
della casa d'Altavilla, Molina viene segnato come feudo concesso dai
Conti di Celano ad un tale Rainaldo di Molino. Nel 1188 il Papa Clemente
III conferma i possedimenti di Molina alla Badia di S. Benedetto, la
Chiesa di S. Pio insieme con la quarta parte del Castello i vassalli, il
mulino, i terreni, le vigne e canapine. Nel 1273 Molina è aggregata all
Abruzzo ulteriore.
Nel 1294 Pietro del Morrone, durante il suo trasferimento da Sulmona a
L'Aquila per essere incoronato Papa con il nome di Celestino V, dopo
aver pernottato nel Convento di S. Francesco di Castelvecchio Subequo,
passò per Molina seguendo il tratturo che costeggia il fiume Aterno. Nel
1309 Molina perviene in feudo ad un Cantelmo di Popopli. Nel 1427 è
signore di Molina un nipote di Cantelmo dei duchi di Popoli e di Sora.
[Chiesa di San Nicola di Bari.] Il 27 agosto del 1438 il re Renato, che
era signore della provincia, dichiara ribelli Antonio Cantelmo, conte di
Popoli, Giovanni di Antonio -di Matteo di Molina e alcuni congiunti di
lui per aver aderito ad Alfonso d'Aragona suo nemico, manda truppe a
conquistare Molina e la cede dietro pagamento ad Aquila considerandola
per l'innanzi come devoluta e terra del contado aquilano. Infatti il
castrum di Molina, sottratto al conte di Popoli, di parte aragonese, da
milizie di baroni angioini e successivamente da re Renato posto
all'incanto, e rivenduto all'Aquila per quattrocento ducati d'oro e
cinque tarini di carlini d'argento per ciascuno venne, in un secondo
momento, da lui incorporato definitivamente nel contado aquilano. Nel
1509 è signore di Molina Antonio di Cantelmo dei Duchi di Popoli e di
Sora; da questi passerà alla famiglia dei Secinara di Rieti e quindi
agli Aristoteli di Sulmona, dai quali è venduta a Leonardo de Simeonibus
dell'Aquila con l'impegno di poterla riacquistare. Nel 1510 il viceré di
Napoli, D. Raimondo di Cordona, il 20 dicembre offre il Privilegio
dell'immunità speciale della famiglia, allo stesso Leonardo ed al
fratello Marcantonio come ai figli del defunto Gaspare de Simeonibus in
premio della loro costante fedeltà nel sostenere i diritti della corona
d'Aragona sui regni di Napoli e di Sicilia e conferma loro il possesso
del feudo molinese. Il 1527 è l'anno della fondazione della chiesa di S.
Maria del Colle, ad un'unica navata con due cappelle laterali ed una
cupoletta sul presbiterio. Nel 1546 Molina appartiene a Giovanni Felice
di Aristoteli. Nel 1572 è barone del castello di Molina Giò Francesco de
Simeonibus dell'Aquila, la cui consorte è Antonia figlia di Bartolomeo
di Prato. Nel 1599 il 10 dicembre è consacrata la chiesa di S. Nicola di
Bari (già di Santa Maria di Colle Pescaro) ad unica navata con transetto
Nel 1610 è barone di Molina il casato dei Simeonibus dell'Aquila. Il
1631 è la data del campanile a vela della chiesa di S. Nicola. Posto sul
fronte posteriore della chiesa, il campanile presenta due fornici
paralleli e uno sovrapposto.
Nel 1650 Molina diviene feudo del barone Fulvio di Pietropaoli. Nel 1669
è barone di Molina Pietro di Pietropaoli ed è tassata per 43 fuochi. Nel
1807, abolita la feudalità, nella circoscrizione del Regno di Napoli,
fatta da re Giuseppe Buonaparte, Molina non compare che come frazione
del comune di Goriano Valli. Nel 1891 sotto il Regno d'Italia, compiuta
la linea ferroviaria Pescara-L'Aquila, il 15 ottobre, il Comune di
Goriano Valli fu autorizzato a trasferire la sede municipale dalla
frazione omonima in quella di Molina.
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