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Capitignano viene
nominato per la prima volta nel Chronicon Farfense in quanto l'abate di
Farfa Rimone "Acquisivit terram quondam in territorio Novertino ubi
dicitur Capitignanus". Inoltre, nel Catalogus Baronum è riportato
che "Gentilis et Gualterius de Poppleto (Coppito) tenent in
Amiterno a domino Rege Capitignanum".
Altre fonti
documentarie che contengono la menzione del toponimo risalgono al XII
secolo. La storia precedente e quella successiva dell’abitato, per
alcuni secoli, è avvolta nell’incertezza a causa della penuria di
testimonianze scritte.
Una prima
struttura di epoca romana ad essere rinvenuta nel territorio di
Capitignano, è un insediamento (forse una villa romana), in località S.
Donato, caratterizzata da due ambienti mosaicati in pietra locale e
selci con tonalità bianca e fasce nere perimetrali (il primo); il
secondo, con rombi bianchi e neri.
Sono venuti alla
luce anche i colori degli intonaci: rossi con fascia nera e un’altra
verde.
Già feudo della
famiglia Ricci, Capitignano fu inglobato nel contado di Montereale fin
dalla prima metà del Quattrocento, una datazione questa che permette di
risalire a Umberto Ricci, comandante Equestre di Alfonso I d’Aragona,
come possibile costruttore di palazzo Ricci a Mopolino.
Nel XVI secolo il
feudo fu conquistato dai Medici, in seguito entrò prima a far parte dei
feudi farnesiani, poi passò ai Borboni a seguito del matrimonio di
Elisabetta Farnese con Filippo V di Borbone.
Nella corografia
di L.A. Antinori, sec. XVIII, si rileva lo stato del territorio di
Montereale, suddiviso in quattro aree, appunto quarti, che inglobava
anche Capitignano e le sue ville.
"Nel
Quarto di S. Maria si comprendono le sotto ville: Fuochi 4 Cavallari,
Fuochi 7 Colle Cavallari, fuochi 5 Cavagnano…Fuochi 6 San Vito, fuochi 7
Cesariano, fuochi 7 Marignano, fuochi 6 Pago (questa ave il suo
arciprete residente). Fuochi 9 Aglioni, fuochi 5 Colle Noveri, Fuochi 6
Paterno (queste tre sono soggette all’Arciprete di San Pietro, il quale
risiede di se medesimo, e proprio in abitazione vicino la Chiesa)…"
"Nel Quarto di
S. Pietro si comprendono le sotto ville: Fuochi 9 Sivignano (e questa ha
il P. vicario in essa residente però non tutti li fuochi sono ad esso
soggetti all’Arciprete di S. Pietro). Fuochi 69 Capitignano (questa ha
l’Arciprete con alcuni canonici banefic.ti quali non hanno obbligo di
offrire né di risiedere). Fuochi 39 Mopolino (questa ave l’Arciprete ed
il coadiutore)".
In una visita
pastorale del vescovo di Rieti nel 1852, si descrive la comunità di
Capitignano "di 800 anime che formano la parrocchia di S. Flaviano".
Capitignano, 36 anni prima, si era separato amministrativamente da
Montereale. Nel 1917 la popolazione residente di Capitignano e Mopolino
era di "1190 anime e 216 famiglie". Mentre, sempre attraverso
visite pastorali, si evince che nel 1891 Capitignano "constava di
1101 anime".
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