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Comune di Capistrello

 

 

 

 

Informazioni di base

Regione: Abruzzo Capoluogo: L'Aquila
C.A.P. 67053 Codice catastale: B656
Popolazione residente: 5.337 Numero di famiglie: 1.948
Denominazione degli abitanti: Capistrellani Comunità Montana; Comunità Montana Valle Roveto

 

Cenni storici

Capistrello è ad una altitudine di 740 m.s.l.m., ed è posto nella gola (il "capistrum" da cui secondo alcuni prende il nome) che interrompe il fianco sinistro della Valle del Liri, e che si apre verso i Piani Palentini. Conta 5700 abitanti circa, residenti per la maggior parte nel capoluogo. Le due frazioni, Pescocanale e Corcumello, sorgono l'uno all'imboccatura della Valle Roveto (la parte meridionale della Valle del Liri), l'altro sulla strada che conduce a Tagliacozzo, ai piedi dei monte Girifalco. La leggenda (non supportata però dalle fonti storiche) fa risalire la fondazione del paese agli schiavi impiegati dall'Imperatore Claudio nell'opera di prosciugamento dei Fucino (74 D.C.); di quì discende il motto che campeggia sullo stemma civico: "Caput Castrorum", ovvero "il più grande degli accampamenti". Probabilmente invece il paese ha origini altomedioevali; è citato per la prima volta in un documento storico del 1115 (Bolla Papale di Pasquale II). All'epoca della III Crociata (1187) era già un centro di una certa rilevanza, poiché forni soldati e inservienti allarmata dei Re di Napoli. Fra i nuclei abitati, le fonti storiche citano Archipetra, Loe Templum, Sparnasium, Visinium di cui si oggi ignora anche l'ubicazione. Feudo dei Conti Berardi durante il Regno d'Aragona, passò poi ai Colonna, ricadendo nel Ducato di Tagliacozzo. 

Posto al confine fra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa, fu sede della guarnigione di frontiera e della dogana per l'esazione del dazio. Proprio i Duchi di Tagliacozzo, diffidando delle riottose famiglie locali, affidarono il paese ai Lusi, che lo governarono con pugno di ferro. Il Palazzo padronale sorge tuttora in Via Parente; anche la chiesa di San Nicola (citata dalle fonti storiche) che sorgeva alle spalle del Palazzo, era probabilmente la cappella di famiglia.

L'attuale chiesa-madre, intitolata a Sant'Antonio di Padova, era invece ubicata fuori dalle mura. Comune Centrale durante la Repubblica di Gioacchino Murat, anche con l'avvento dei Regno d'Italia mantenne una certa importanza come presidio militare, essendo sede di una guarnigione della Guardia Nazionale, al comando di un ufficiale. 
Le rive dei Liri erano gremite di mulini, che hanno continuato a macinare fino all'avvento dei mulini elettrici ( ... e delle contemporanee opere di captazione idrica che hanno annullato la portata d'acqua del fiume). La citata chiesa di Sant'Antonio, dedicata al Santo di Padova (patrono di Capistrello che lo festeggia con grande fasto il 13 giugno), è opera del tardo Seicento eretta su un edificio preesistente, come si deduce dalle proporzioni modulari dell'interno. Fino al terremoto dei 1915 sulla crociera centrale si ergeva una cupola retta da un tamburo circolare. I disastrosi interventi di "restauro" di cui è stata fatta oggetto negli ultimi decenni l' hanno completamente privata di qualsiasi elemento di rilevanza artistica, lasciando intatta e leggibile solo l'armonia dei volumi. Molte delle chiese presenti in epoca storica sono poi scomparse (la chiesa di San Sebastiano, il convento di San Pietro, la citata chiesa di San Nicola); nei dintorni del paese sono ancora aperte al culto le cappelle dell'Assunta (o della Madonna di "contra", poiché sorge sul versante della valle opposto al paese), e di Santa Maria dei monte (unico residuo di un romitorio benedettino, posta sul crinale dei monte Arezzo), già censite nel XVI secolo e la chiesa di Santa Barbara. Il piccolo edificio oggi intitolato alla patrona dei minatori, sorse per volere di Alessandro Torlonia nel 1858 con l'originario titolo di "Madonna della Purità" (con riferimento al dogma dell'Immacolata Concezione da poco emanato) nel luogo ove sorgeva la chiesa di San Sebastiano. 

La struttura sociale dei paese subì modifiche notevoli in seguito al periodo delle grandi opere realizzate nella seconda metà dei secolo scorso; videro infatti la luce, in rapida successione: la strada rotabile per Sora (1844), l'Emissario del Fucino (1854-62), la ferrovia per Sora (tronco Avezzano-Pescocanale 1902), e le centrali idroelettriche (1906, fra le prime attive in Italia).


Gli abitanti passarono dai 2500 dei 1861 ai 6000 del 1921, con una immigrazione massiccia di operai specializzati provenienti da altri paesi, che ha sicuramente affrettato il tramonto della cultura contadina, impedendo nello stesso momento anche l'emergere di una borghesia autoctona e perciò, come altrove, impegnata nella valorizzanione economica e culturale dei territorio. A questo periodo risalgono l'apertura e lo sfruttamento intensivo delle cave di pietra calcarea (bianca e compatta, utilizzata nella galleria dell'Emissarioe in quelle della linea ferroviaria, e a suo tempo candidata per l'utilizzazione nell'Altare della Patria), e l'insorgere dei due mestieri che caratterizzeranno il paese: lo scalpellino e il minatore. Finite le opere in loco, gli operai portarono la perizia acquisita nei cantieri in galleria di tutto il mondo, come tuttora continuano a fare.  

L'ultima cava di pietra chiuse i battenti nel 1974, relegando così l'arte dello scalpello nello scaffale della memoria collettiva, o nella dimensione amatoriale. Ancora oggi la ricchezza vera - umana ed economica - del paese sono dunque i suoi operai, mentre la valorizzazione delle bellezze paesaggistiche e ambientali paga lo scotto di decenni di torpore, da cui solo recentemente le amministrazioni civiche si stanno scuotendo: le piste di fondo attorno ai piani della Renga, manifestazioni sportive di livello nazionale e internazionale, un circuito di associazioni culturali che mantengono e rinnovano la grande tradizione musicale locale.

PESCOCANALE condivide con Capistrello la paternità dei tanti operai di galleria che operano nel mondo. Già citato nel X secolo, fino all'ultimo dopoguerra il piccolo centro, che è arroccato su uno sperone (il "pesculum" del nome) a strapiombo sul Liri, era dominato da una torre quadrangolare di epoca medievale, posta accanto alla chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo (Patrono dei paese). Il 26 dicembre vi si svolge un suggestivo presepe vivente.

CORCUMELLO racchiude i tesori d'arte del comune: l'ambone della chiesa parrocchiale scolpito nel 1267 da Stefano da Mosciano, il portale della chiesa di Sant'Antonio, la Torre normanna nel giardino pensile del cinquecentesco Palazzo Vetoli, e un centro storico che ha conservato intatte le sue ricchezze e il suo fascino. Patrono dei paese è San Lorenzo (10 agosto). 

 

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