Canistro fa parte dei
Comuni della VALLE ROVETO non ha una grande storia rispetto agli
avvenimenti che hanno caratterizzato nel suo insieme l'intera vallata.
Prima del terremoto
del 1915, era formato dal nucleo urbano di Canistro Alto, arroccato a
difesa su di un colle, (naturale riparo da eventuali attacchi, secondo
la consueta tipologia insediativa medievale) e dal piccolo villaggio di
S. Croce, costituito solo di poche case, allineate lungo l'antica
mulattiera per Canistro Alto che dopo il terribile sisma, è divenuto
capoluogo con il nome di Canistro Inferiore.
Verso l'anno mille
tutta la Valle Roveto risente dell' influenza del monachesimo, il
monastero di Montecassino costituiva la principale badia della zona, si
racconta che un tempo nel territorio del comune di Canistro, c'erano
alcuni monasteri.
Non si hanno
notizie storiche di Canistro fino al secolo XII, tuttavia si pensa che
l'arroccamento delle popolazioni sul colle dove si erge Canistro sia
avvenuto, verso il V - VI secolo, in seguito alle invasioni barbariche,
per motivi di difesa.
Il nome Canistro è
menzionato per la prima volta nel famoso Catalogo dei Baroni, fatto
redigere nel 1173 dal re normanno Guglielmo II. Il catalogo venne
redatto per motivi di carattere militare, al re occorrevano soldati da
inviare in Terra Santa, siamo al tempo delle Crociate, ed aveva bisogno
di conoscere i paesi del suo regno e di conseguenza di quanti uomini
potesse disporre. Canistro doveva avere circa 125 abitanti e la Valle
Roveto non più di 3000.
Molte le ipotesi
sull'etimologia del nome "CANISTRO". Secondo alcuni il nome deriva dal
termine "canistri" cioè "canestri" : in latino volgare "canistrum"
indicava un cestello per fiori o per frutta. A Canistro si producevano
in grande quantità e varietà, spesso dall'intera famiglia compresi i
bambini.
Una antichissima
tradizione popolare vuole che sul colle dove ora sorge Canistro, c'erà
un grandissimo canile, derivando quindi dal canile stesso il nome del
luogo. Oppure dal colle Canistrello, situato nelle immediate vicinanze
del paese. Il nome potrebbe anche derivare dalla presenza a Canistro di
una chiesa, documentata fino al 1308, anche dal Catalogo delle chiese
sorane, dedicata a S. Vito, un tempo molto venerato in paese. Si
racconta che nella chiesa si portavano i propri cani per la benedizione:
il santo, patrono contro l'idrofobia, fu sempre rappresentato con un
cane tenuto a guinzaglio. La chiesa nel 1617 fu visitata dal vescovo
Giovannelli che ordinò che oltre all'immagine di S. Vito, fossero
dipinte anche le immagini di S. Modesto e di S. Crescenza. I tre santi,
martiri della persecuzione di Diocleziano. La chiesa rimasta in piedi,
anche se mal ridotta, oggi non esiste più si racconta che molti dei suoi
resti furono utilizzati per la costruzione di alcuni palazzi del paese.
A Canistro Alto
sono attualmente presenti altre chiese di cui si ignora perfino l'esatta
epoca di costruzione.
La chiesa di "S.
BASTIANO" ubicata nel centro del paese.
La chiesa di "S.
GIOVANNI BATTISTA" distrutta dal terremoto del 1915, i cui resti sono
ancora visibili; sulla porta della chiesa c'era una lapide che rimonta
al 1003. La chiesa crollò seppellendo sotto le macerie 64 persone
compreso il sacerdote che stava celebrando Messa.
La chiesa della
Madonna della "FONTICELLA" si trova lungo l'antica strada mulattiera che
conduce a S. Croce. Il nome Fonticella deriverebbe, secondo quanto si
racconta in paese dalla circostanza che nel luogo dove attualmente
esiste la chiesa, c'era una fonte in una grotta. In onore della Madonna
della Fonticella il 2 luglio a Canistro si svolgeva, in tempi remoti,
un'importantissima fiera che richiamava gli abitanti di tutti i paesi
vicini.
Nel 1279 il 28
aprile, anche Canistro mandò i suoi rappresentanti alla mostra dei
feudatari che si tenne per ordine di Carlo D'Angiò davanti al
Giustiziere d'Abruzzo che risiedeva a Sulmona.
L'abolizione dei
feudi non determinò per Canistro sostanziali cambiamenti: la terra
rimase nelle mani della chiesa e di pochi nobilotti locali, che vivevano
in condizion di redditieri. I contadini non traevano nessun vantaggio,
il precario uso della terra continuava ad essere regolato da contratti
di affitti. Questa situazione socio-economica è rimasta inalterata fino
alla seconda metà del XX secolo.
Nel 1854 Canistro
diventa comune autonomo, in questo periodo la popolazione ammonta a 1020
abitanti circa.
Nel 1882 una
ribellione popolare contro il segretario comunale Francesco Galeone
sconvolse il paese. "Caliono", così era chiamato per la sua piccola
statura, era riuscito ad imporsi sul debole sindaco don Peppe
Vecchiarelli ed angariava la popolazione con una iniqua politica fiscale
i cui proventi finivano nelle sue tasche. La rivolta assunse i toni di
una vera e propria sommossa popolare, con morti, feriti e prigionieri.
Qualche anno dopo,
nel 1888, Canistro costruisce il suo primo acquedotto e la sua prima
fontana che arriverà qualche anno più tardi.
Dopo il terremoto
la frazione, favorita dai notabili locali, prese il sopravvento sul
vecchio paese e divenne capoluogo con il nome di Canistro Inferiore. Gli
archivi comunali e tutti i fascicoli municipali vennero trasferiti di
notte per evitare le proteste dei cittadini del vecchio centro, i quali
ancora oggi considerano un'ingiustizia il trasferimento del comune.
Nella prima guerra
mondiale, Canistro perde 29 combattenti al fronte, circa il 2.5% della
popolazione.
Pochi gli
avvenimenti di rilievo fra le due guerre: La febbre spagnola, che nel
1928 fece numerose vittime; l'inizio dei lavori, nel 1932, per la
costruzione della strada che conduce a Canistro Alto, terminata solo nel
1952, resa transitabile nel 1960 e asfaltata nel 1966.
Durante la seconda
guerra mondiale Canistro venne occupato dalle truppe tedesche, molti i
racconti degli anziani, mai però l'occupazione nazista assunse toni di
estremo rigore. I soldati tedeschi rimasero in paese fino al giugno del
1944, costretti alla ritirata all'arrivo degli alleati.
In questo periodo
venne costruita la nuova chiesa parrocchiale intitolata a s. Giovanni
Battista, in un luogo diverso dal precedente.
La fisionomia del
paese in questi anni è profondamente cambiata, la pastorizia,
l'agricoltura, lo sfruttamento del bosco, un tempo le principali fonti
di reddito sono diventate attività marginali.