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Il toponimo di Acciano
sembra derivare da un furldus o saltus Accianus come testimonia
il nome prediale Accius.
Difficile è dire se si trattava di un pagus o un Vicus.
La recente scoperta, tra la Chiesa di Santa Maria delle Grazie ed il
cimitero, in contrada S. Lorenzo, di una struttura in opera quadrata,
identificabile probabilmente in un tempietto italico-romano, nonché i
notevoli frammenti ceramici rinvenuti nel corso del saggio eseguito
dalla Sovrintendenza Archeologica di Chieti, collocano la datazione tra
l'età repubblicana e la prima età imperiale. Vecchi ritrovamenti di
alcune tombe ad inumazione e diversi frammenti di vasi di bucchero
italico raccolti dal Fiorelli in varie occasioni intorno alla Chiesa di
San Lorenzo, la scoperta di Antonio De Nino in contrada Vicenna di
sudari antichi ed accanto al Cimitero di gallerie scavate nel tufo con
varie diramazioni e tracce evidenti di pavimento a mosaico costituiscono
elementi sufficienti a testimoniare che qui sorgeva un abitato antico.
Nel 1092 Ugo di Girberto
normanno, detto il Malmozzetto, vivente, secondo la legge longobarda,
donò il 15 aprile alla chiesa di S. Pelino il Monastero di San
Benedetto, costruito dal Vescovo Trasmondo, con tutti i suoi beni
compresi quelli di Acciano.
Nel 1183 nella Bolla di Lucio III sono menzionate le seguenti
chiese: S. Pietro, Santa Petronilla, S. Lorenzo, S. Comizio e Santa
Maria in Acciano.
Nel 1188 il Monastero di S. Benedetto in Perillis possiede in
Acciano la quarta parte della chiesa
di S. Lorenzo e S. Petronilla e riceve in enfiteusi il Feudo
tenuto da Rinaldo di Guglielmo.
Nel 1223 nella Bolla di Onorio III, è citata la chiesa Saneti
Antonini in Azano.
Nel 1294 Celestino V passa per Acciano e qui opera un miracolo,
così riportato dal Marino: ''Mentre egli passava per il borgo di
detto castello di Acciano per andare in L'Aquila a ricevere la corona
dell'Apostolato a cui era stato assunto, guarì con la sua benedizione
dal male caduco (epilessia) Dorricello, fratello di Berardo di Gordiarno
di Acciano, come riferirono Velletta d'Acciano (teste 35) ed Odorisio d'Acciano
(teste 37)".
Nel 1316 Tommaso d'Acciano,
per ordine di Re Roberto, viene tassato in relazione alla possidenza
della quarta parte del borgo. Nel 1360 la terra di Acciano non risulta
ancora registrata fra quelle delle Diocesi Valvense. Cronologicamente
Acciano verrà annessa dalla città dell'Aquila, poiché ceduta da
Francesco di Cantelmo (1419) e quindi diviene contado della città
stessa, ma Re Ladislao la ritoglie a quest'ultima in segno di condanna
per aver appoggiato il partito di Luigi d'Angiò. Nel 1383 Carlo III di
Durazzo dona Acciano a Matteo Gentile fratello del vescovo di Aquila per
la ribellione di Caterina Cantelmi figlia di Restaino e moglie di
Bartolomeo di Rillona. Nel 1409 la città dell Aquila ritoglie Acciano a
quelle persone a cui il Re Ladislao l'aveva affidata. Diviene così
territorio di regio demanio formando un tutt'uno con la città stessa,
contribuendo con essa al pagamento delle tasse come le altre zone di
quel contado. In questo periodo si segnano i confini con quelli di Rocca
Preturo e Goriano Valli che pure fanno parte del Contado e con Molina
che invece è al di fuori esso. Nel 1417 Acciano viene comperato
dall'Aquila, in seguito passò come feudo agli Scialenghi, agli Strozzi
ed ai Piccolomini. Nel 1419 la regina Giovanna II, con Real Diploma "unì
ed incorporò la terra alla Città dell'Aquila, in modo che fosse alla
medesima unita, incorporata e annessa, quasi membro al suo corpo,
siccome erano tutte le altre Terre, Luoghi del distretto e Territorio
Aquilano". Nel 1529 il Principe d'Oranges concesse Acciano in feudo, con
altri 62 castelli, ai vari capitani spagnoli. Fu poi da D. Pietro di
Toledo venduta per 20.000 ducati. Nel 1533 Acciano, insieme con la terra
di Beffi, è posseduta da Giacomo di Scalegni, a cui successe Carlo suo
figlio e poi Ludovico. Il 1534 è la data riportata sul portale della
chiesa a tre navate di S. Pietro e S. Lorenzo. Nel 1546 la moglie di
Annibale Libero di Acciano fa erigere la Cappella della Pietà nella
chiesa di Santa Maria delle Grazie, riservandone il patronato al marito
e agli eredi. Nel 1561 Ludovico vende per 25 mila ducati a Gio. Carlo
Silveri Piccolomini il feudo di Acciano. Nel 1573 gli eredi del Notar
Pietro di Sante de Galli di Acciano edificano la Cappella dei SS. Simone
e Giudanella Chiesa di S. Pietro. Nel 1669 è Signore della Terra di
Acciano, come anche di Beffi, Ferrante Silverio Piccolomini. Nel 1798
con istrumento del 29 marzo per Notar Luigi Palumbo di Napoli, Marchese
Giovanni Piccolomini, erede e successore del detto Giò Carlo vende al
Signore Vincenzo Treccia i feudi di Acciano e di Beffi con le rispettive
Ville di Socciano e S. Lorenzo per lo prezzo di 6700 ducati. Nel 1820
nasce Giuseppe, il Gigante, figlio di Margherita Perna e di Francesco
Catoni. Egli seppe sfruttare l'interesse della gente per la sua
ragguardevole altezza m. 2,35 così da mettere insieme un discreto
patrimonio
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